Archive for October, 2007

L’agriasilo

Sunday, October 21st, 2007

Che bello! Ogni giorno si scopre qualcosa di nuovo: lo sapevate che, ormai dal 2005, hanno creato l’agriasilo?
A quanto mi risulta il primo nido/asilo a mettere in pratica questo progetto è stato “Il trenino” di Poirino (TO).

L’obiettivo educativo è quello di far familiarizzare (in forma “protetta”) fin da subito i bimbi con la terra, gli animali e i loro prodotti. Insomma piantano i semini, inseguono mamma papera, raccolgono qualche pomodoro (che viene comodo, vista la loro altezza :-) ), provano a macinare qualche chicco di grano per poi impastarlo… almeno così ci immaginiamo io e mia mamma (tra l’altro il suo primo commento è stato “Chissà come si sporcano! …però vorrei vederli!” :-D ).

Personalmente la trovo un’ottima idea, soprattutto da quando avevo sentito di bambini neanche tanto piccoli che non avevano la più pallida idea di che forma avesse un coniglio piuttosto che una capra o una gallina… escludendo la forma “a bastoncino impanato” o quella di “fettina” nel piatto.

Il frutteto

Monday, October 15th, 2007

Ho visitato parte dei frutteti della Scuola Teorico Pratica Malva-Arnaldi di Bibiana. Attualmente vi sono coltivati, tra le altre piante, circa 450 qualità di meli biologici delle antiche varietà. In questo periodo dell’anno le mele sono quasi giunte a maturazione e colorano di rosso il paesaggio, rendendolo davvero incantevole.

Ho visto anche le sperimentazioni nel piccolo orto: gli ortaggi vengono coltivati in mescolanza con altri ortaggi, fiori e piante aromatiche in un allegro miscuglio di forme, colori e profumi.

Sempre a Bibiana, sabato prossimo, verrà tenuta una mostra mercato di antiche varietà in via di estinzione di frutta e verdura. Non mancherò all’appuntamento.

Ho raccolto spinaci, fagiolini, finocchi, insalate diverse e ancora zucchini dal terreno. Ma il pensiero corre ai prossimi lavori per la realizzazione di parte del frutteto… come verrà?

Hic! Sunt Leones

Sunday, October 14th, 2007

Oggi mi è tornato in mente un fatto di qualche mese fa che mi aveva incuriosito e divertito, ora vi racconto: stavo leggendo su un vecchio Slow Wine la storia mista a leggenda del rum, il distillato di canna da zucchero, aguardiente di marinai e pirati.

Intorno al 1650, a bordo delle navi, le bevande alcoliche si conservavano senza problemi rispetto all’acqua e anche il sapore era tutta un’altra cosa… insomma i capitani erano un po’ come amorevoli mamme che si preoccupavano di dare un’alimentazione sana e gustosa ai loro ragazzoni. :-D
Per questo motivo veniva distribuita una razione giornaliera di circa mezza pinta (un bel bicchierone, per capirci) d’acquavite all’equipaggio.
Ecco la vera forza dei pirati: chi resisteva a un branco di gente in quelle condizioni che ti chiedeva più o meno cortesemente di consegnare i tuoi forzieri? Se poi ti beccavano quando erano in astinenza da alcool… dovevano proprio essere cazzi acidi momenti duri.

Il rum usato (la parole deriva forse da ‘rumbuillon’ che, nei dialetti del Devonshire e dello Yorkshire, significa ‘gran tumulto’) era però ancora di scarsa qualità, per questo veniva consumato con succo di limone o tagliato con quattro ingredienti (tè, zucchero, limone e cannella) che godevano dell’approvazione britannica.
Questa bevanda prese il nome di ‘punch’, che pare derivare da un dialetto indostano e significherebbe, semplicemente, “cinque”. Come gli elementi che compongono la bevanda. :-)
Il punch poi variò nel tempo, ma la base prevedeva comunque cinque ingredienti da variare a seconda del luogo.
Ora sappiamo la storia di quella bottiglia arancione che è sempre alle spalle del barista ;-)
No! Non il Mapo Mapo! :-D

Beh, a fine lettura ho raccontato questa storia al babbo… dopo cinque (!) minuti mi fa presente che ha controllato, in casa abbiamo tutto quello che serve: rum scadente, tè, limone, cannella e zucchero. Ciurma, possiamo provare! :-P
Per farla breve il risultato è stato mediocre… non malvagio, ma niente di che. Con tutta probabilità abbiamo totalmente cannato le proporzioni, inoltre nessuno dei due ha mai assaggiato la famosa bottiglia arancione alle spalle del barista e non abbiamo tuttora idea di cosa dovrebbe sapere. :-D

Se provate, fateci un fischio!

Le carote del re

Wednesday, October 10th, 2007

Oibò! Solo oggi scopro che le carote erano originariamente… viola.

La cosa buffa è il perché sono diventate arancioni: nel ‘700, in Olanda, regnavano gli Orange (la traduzione è, per l’appunto, ‘arancio’) e, in loro onore, qualcuno si è preso la briga di incrociare diverse varietà di carote e… ta-dah! La simpatica radice diventa molto più affascinante per i bimbi, o almeno per me. :-P

Questo processo ha portato ad un aumento di betacarotene (sostanza ottima, ad esempio, per la vista) e ad una diminuzione di antocianine (utili per i radicali liberi) nell’ortaggio.

Com’è, come non è, ora sono curioso di trovare le “originali”. Dalle parti di Viterbo pare se ne trovino per via di un piatto tipico del posto, oltre che nella cittadina inglese di Ely, nel Cambridgeshire… ma non mi sorprenderebbe di trovare qualcosa nell’orto incantato di Magofeo… ;-)

C.S.I. - Il pomodoro che sapeva troppo

Sunday, October 7th, 2007

Tempo fa avevo sentito di uno studioso, tale Cleve Backster, e dei suoi esperimenti sulla percezione delle piante ispirati dagli studi precedenti circa l’efficacia della musica sulla crescita delle stesse.
Avrete già sentito del detto che “parlare alle piante” le fa crescere meglio… ora capirete che è importante anche non commentare con loro le notizie del telegiornale.

L’esperimento che era giunto alle mie orecchie prevedeva una coppia di piante, di cui una collegata con sensori ad un poligrafo accoppiato ad un galvanometro, che avrebbe reso possibile rilevare l’attività elettrica della pianta. La parte tecnica è già finita, tranquilli… :-)

Le due piante sono state messe in una stanza vuota e… non ti entra una persona che “tortura” la pianta senza sensori strappandole le foglie, spezzandole il fusto, sradicandola e strapazzandola come fosse una multa inopportuna, uscendosene poi alla chetichella!?! Beh… è successo. :-(

A questo punto la pianta testimone del delitto vede sfilare nella stanza, uno alla volta, una serie di persone come nei classici confronti all’americana (senza che la strumentazione rilevi particolari anomalie)… ed ecco che quando entra il colpevole i sensori registrano una significativa variazione nell’attività della pianta testimone!
Entra a questo punto in scena Bruce Willis che consegna alla CIA l’irresponsabile, dopo averlo caricato di mazzate, venendo riammesso in servizio, tra applausi scroscianti, nonostante nell’episodio precedente avesse fatto esplodere un paio di macchine senza un valido motivo…

L’esperimento è stato poi replicato da altri anche tramite EEG, senza dare risultati che confermassero la teoria, che rimane controversa, di Backster. Forse è che avevano paura di Buce Willis… chissà?

Vi lascio con una serie di links per approfondire la curiosa questione:

- Il sito ufficiale di Cleve Backster
- Un libro che parla dell’argomento
- L’istituto fondato da Jagdish Chandra Bose
- Una rara foto scattata dopo l’esperimento