Archive for the 'Curiosità' Category

L’agriasilo

Sunday, October 21st, 2007

Che bello! Ogni giorno si scopre qualcosa di nuovo: lo sapevate che, ormai dal 2005, hanno creato l’agriasilo?
A quanto mi risulta il primo nido/asilo a mettere in pratica questo progetto è stato “Il trenino” di Poirino (TO).

L’obiettivo educativo è quello di far familiarizzare (in forma “protetta”) fin da subito i bimbi con la terra, gli animali e i loro prodotti. Insomma piantano i semini, inseguono mamma papera, raccolgono qualche pomodoro (che viene comodo, vista la loro altezza :-) ), provano a macinare qualche chicco di grano per poi impastarlo… almeno così ci immaginiamo io e mia mamma (tra l’altro il suo primo commento è stato “Chissà come si sporcano! …però vorrei vederli!” :-D ).

Personalmente la trovo un’ottima idea, soprattutto da quando avevo sentito di bambini neanche tanto piccoli che non avevano la più pallida idea di che forma avesse un coniglio piuttosto che una capra o una gallina… escludendo la forma “a bastoncino impanato” o quella di “fettina” nel piatto.

Hic! Sunt Leones

Sunday, October 14th, 2007

Oggi mi è tornato in mente un fatto di qualche mese fa che mi aveva incuriosito e divertito, ora vi racconto: stavo leggendo su un vecchio Slow Wine la storia mista a leggenda del rum, il distillato di canna da zucchero, aguardiente di marinai e pirati.

Intorno al 1650, a bordo delle navi, le bevande alcoliche si conservavano senza problemi rispetto all’acqua e anche il sapore era tutta un’altra cosa… insomma i capitani erano un po’ come amorevoli mamme che si preoccupavano di dare un’alimentazione sana e gustosa ai loro ragazzoni. :-D
Per questo motivo veniva distribuita una razione giornaliera di circa mezza pinta (un bel bicchierone, per capirci) d’acquavite all’equipaggio.
Ecco la vera forza dei pirati: chi resisteva a un branco di gente in quelle condizioni che ti chiedeva più o meno cortesemente di consegnare i tuoi forzieri? Se poi ti beccavano quando erano in astinenza da alcool… dovevano proprio essere cazzi acidi momenti duri.

Il rum usato (la parole deriva forse da ‘rumbuillon’ che, nei dialetti del Devonshire e dello Yorkshire, significa ‘gran tumulto’) era però ancora di scarsa qualità, per questo veniva consumato con succo di limone o tagliato con quattro ingredienti (tè, zucchero, limone e cannella) che godevano dell’approvazione britannica.
Questa bevanda prese il nome di ‘punch’, che pare derivare da un dialetto indostano e significherebbe, semplicemente, “cinque”. Come gli elementi che compongono la bevanda. :-)
Il punch poi variò nel tempo, ma la base prevedeva comunque cinque ingredienti da variare a seconda del luogo.
Ora sappiamo la storia di quella bottiglia arancione che è sempre alle spalle del barista ;-)
No! Non il Mapo Mapo! :-D

Beh, a fine lettura ho raccontato questa storia al babbo… dopo cinque (!) minuti mi fa presente che ha controllato, in casa abbiamo tutto quello che serve: rum scadente, tè, limone, cannella e zucchero. Ciurma, possiamo provare! :-P
Per farla breve il risultato è stato mediocre… non malvagio, ma niente di che. Con tutta probabilità abbiamo totalmente cannato le proporzioni, inoltre nessuno dei due ha mai assaggiato la famosa bottiglia arancione alle spalle del barista e non abbiamo tuttora idea di cosa dovrebbe sapere. :-D

Se provate, fateci un fischio!

Le carote del re

Wednesday, October 10th, 2007

Oibò! Solo oggi scopro che le carote erano originariamente… viola.

La cosa buffa è il perché sono diventate arancioni: nel ‘700, in Olanda, regnavano gli Orange (la traduzione è, per l’appunto, ‘arancio’) e, in loro onore, qualcuno si è preso la briga di incrociare diverse varietà di carote e… ta-dah! La simpatica radice diventa molto più affascinante per i bimbi, o almeno per me. :-P

Questo processo ha portato ad un aumento di betacarotene (sostanza ottima, ad esempio, per la vista) e ad una diminuzione di antocianine (utili per i radicali liberi) nell’ortaggio.

Com’è, come non è, ora sono curioso di trovare le “originali”. Dalle parti di Viterbo pare se ne trovino per via di un piatto tipico del posto, oltre che nella cittadina inglese di Ely, nel Cambridgeshire… ma non mi sorprenderebbe di trovare qualcosa nell’orto incantato di Magofeo… ;-)

C.S.I. - Il pomodoro che sapeva troppo

Sunday, October 7th, 2007

Tempo fa avevo sentito di uno studioso, tale Cleve Backster, e dei suoi esperimenti sulla percezione delle piante ispirati dagli studi precedenti circa l’efficacia della musica sulla crescita delle stesse.
Avrete già sentito del detto che “parlare alle piante” le fa crescere meglio… ora capirete che è importante anche non commentare con loro le notizie del telegiornale.

L’esperimento che era giunto alle mie orecchie prevedeva una coppia di piante, di cui una collegata con sensori ad un poligrafo accoppiato ad un galvanometro, che avrebbe reso possibile rilevare l’attività elettrica della pianta. La parte tecnica è già finita, tranquilli… :-)

Le due piante sono state messe in una stanza vuota e… non ti entra una persona che “tortura” la pianta senza sensori strappandole le foglie, spezzandole il fusto, sradicandola e strapazzandola come fosse una multa inopportuna, uscendosene poi alla chetichella!?! Beh… è successo. :-(

A questo punto la pianta testimone del delitto vede sfilare nella stanza, uno alla volta, una serie di persone come nei classici confronti all’americana (senza che la strumentazione rilevi particolari anomalie)… ed ecco che quando entra il colpevole i sensori registrano una significativa variazione nell’attività della pianta testimone!
Entra a questo punto in scena Bruce Willis che consegna alla CIA l’irresponsabile, dopo averlo caricato di mazzate, venendo riammesso in servizio, tra applausi scroscianti, nonostante nell’episodio precedente avesse fatto esplodere un paio di macchine senza un valido motivo…

L’esperimento è stato poi replicato da altri anche tramite EEG, senza dare risultati che confermassero la teoria, che rimane controversa, di Backster. Forse è che avevano paura di Buce Willis… chissà?

Vi lascio con una serie di links per approfondire la curiosa questione:

- Il sito ufficiale di Cleve Backster
- Un libro che parla dell’argomento
- L’istituto fondato da Jagdish Chandra Bose
- Una rara foto scattata dopo l’esperimento

Il pozzo? Col rabdomante!

Saturday, September 29th, 2007

Ci stavamo per scordare di come abbiamo trovato l’acqua per il pozzo!

Sembrerà strano ma dal geologo ci siamo andati solamente per la pratica… per l’acqua ci siamo rivolti ad un rabdomante. :-D

È un contadino di Trofarello ed è l’ultimo dei rabdomanti della zona, dopo di lui non ci sarà più nessuno in grado di ‘percepire’ l’acqua. Non ci sono altre persone che hanno la sua sensibilità.
L’attrezzo che usa (due bacchettine di plastica unite ad un’estremità) serve ad “amplificare” le vibrazioni che sente in prossimità dell’acqua individuandone la quantità e la profondità.

In mano a me le bacchette non si sono mosse manco per sbaglio, quando ha preso un’estremità lui e l’altra io… hanno iniziato a piegarsi e ruotare! Tra l’altro non mi è sembrato che potesse essere un movimento indotto da lui… mi ha proprio sorpreso!

A quanto ci risulta non ha mai sbagliato… da noi, almeno, l’ha trovata. Il pozzo l’abbiamo fatto lì.

Rabdomante

La zia come Jane Fonda…

Saturday, July 21st, 2007

I primi tempi, quando andavo nel terreno, dopo circa 2 ore di lavoro diventavo stanchissima. Facevo addirittura fatica ad addormentarmi per la stanchezza!

Il nipote mi ha fatto conoscere una particolare ginnastica articolare che prende origine da una “routine” ideata da Nikolai Amosov: la zaryadka. Davvero fenomenale. :-D

Dopo aver visto il DVD ho iniziato a mettere in pratica: ho preso l’abitudine di dedicare 30 minuti ogni mattina, all’aperto nel mio giardino, a questa particolare ginnastica. È ideale per coloro che conducono una vita sedentaria e per le persone anziane (non è ancora il mio caso e neanche quello di mio nipote).
Tutte le articolazioni, dalla testa ai piedi, sono interessate e dopo ci si sente davvero meglio e più agili. Tant’è che ora non mi stanco più come prima. ;-)

Fiera delle erbe aromatiche liguri

Monday, May 7th, 2007

Il 27-28-29 aprile 2007 si è svolta nel Golfo Dianese ‘Aromatica‘, un’esposizione di erbe aromatiche liguri.

La manifestazione coinvolge quattro comuni nell’entroterra (Diano Arentino, Diano Castello, Diano san Pietro e Villa Faraldi) e tre comuni sulla costa (Cervo, Diano Marina e San Bartolomeo al Mare).

L’unico “problema” è che, essendo a cadenza biennale, dovremo aspettare il 2009 per visitare la terza edizione della fiera, meglio che me lo segni…

I vini biodinamici

Sunday, May 6th, 2007

Sfogliando un vecchio numero de ‘I Viaggi del Sole‘, un mensile de ‘Il Sole 24 Ore’, dedicato a Parigi ho trovato indicata una piccola enoteca (due salette appena, ma tappezzate di vini) specializzata nella proposta di vini bio-dinamici e di champagne ‘zero dosage’ (specifica l’assenza di ‘liqueur d’expedition’ nel dosaggio, qui e qui due approfondimenti a riguardo).
Il posto si chiama Augé (116, blvd. Haussmann, cavesauge@wanadoo.fr) ed è gestita da Marc Sibard, il quale presenta validi produttori ancora poco conosciuti, riuscendo anche a mantenere un buon rapporto qualità/prezzo (ottime bottiglie sui 20 euro…).

Aspettando la prossima opportunità che mi porterà in questa città ho dato un’occhiata se in Torino e dintorni ci fossero enoteche specializzate. L’unica che ho trovato è Vini verso, aspetto di ricevere il loro indirizzo (lo aggiungerò nei commenti)…

Nel mondo di internet la mia attenzione è finita su Il Vino Biologico e sul suo blog
Altre risorse sono Critical Wine e Les vins biologiques (in francese).

Se avete trovato luoghi simili in giro per l’Italia e per il mondo, segnalateli nei commenti con quanti più dettagli potete!
Sono suggerimenti preziosi per tutti… ;-)

La Rubiconda

Ricetta - Marmellata di anguria bianca

Sunday, April 29th, 2007

La ricetta è fornita dal vulcanico Magofeo (che ringraziamo), godetevela!

Intanto chiariamo che vi sono due specie: l’anguria bianca o zucca cedrina (Cucurbita citrullus L.), del tutto simile ad una anguria, con polpa bianca e semi rossi e due varietà, a frutto rotondo o a frutto allungato e la zucca del Siam (Cucurbita ficilifolia Bouchè o Cucurbita melanosperma, che poi è originaria del Messico ma in botanica non chiedetevi certi perché…), con foglie somiglianti a quelle del fico, utilizzabile da giovane come zucchino, polpa bianca ma semi neri, meno buona della precedente, conosciuta solo una varietà a frutto allungato.

L’anguria bianca si raccoglie da fine settembre in avanti, prima che geli. Può darsi che riesca a maturare bene già in campo, in tal caso la screziatura bianca della buccia assume un colore giallognolo.

Normalmente si raccolgono e si conservano in un locale asciutto ed aerato, al riparo dal gelo: si conservano alcuni mesi, per cui c’è tutto il tempo per trasformarle in marmellate squisitissime! (A mio gusto è una delle migliori, seconda solo a quelle di Rabarbaro e di Sambuco, prime ex-aequo)

Per la marmellata, procedere così:

Ingredienti:

Anguria bianca (o zucca cedrina)
Zucchero
Limoni
Stecche di vaniglia

Procedimento:

Sbucciate la zucca cedrina abbastanza sottile, tagliatela a fette spesse non più di due dita.
Togliete tutti i semi (e sì, è un lavoro di pazienza…) e tagliatela a dadini, di un paio di cm di lato, mettetela in una pentola di acciaio inox e pesatela.

Per ogni chilo di zucca, mettete 4 hg di zucchero, il succo e la buccia grattugiata di un limone e aggiungete una stecca di vaniglia ogni tre-quattro chili.

Lasciate riposare almeno una notte di modo che si formi sul fondo della pentola il liquido necessario per non attaccare sul fondo durante la cottura, accendete a fuoco lento e cuocete.
Ogni tanto rimestate, mi raccomando, e per controllare se è cotta mettetene un cucchiaino in un piatto, lasciate raffreddare ed inclinate il piatto: se “corre”, non è ancora ora.

Invasettate calda e… GNAM-GNAM!!!

Magofeo

Acqua e argento

Sunday, April 29th, 2007

La Zia mi ha raccontato che Lo Zio sta cercando una pallina d’argento perché, non comprando più l’acqua (per diminuire la plastica), bevono quella del rubinetto.
Il problema è che a volte essa abbia un sapore ed un odore particolarmente sgradevoli… raramente, ma succede.

Visto che gli antichi romani, nelle loro condotte d’acqua, costruivano delle vasche al fondo delle quali mettevano argento puro, vi facevano transitare l’acqua prima di instradarla nei condotti per depurarla e il sistema funzionava, Lo Zio vorrebbe riesumare questo antico sistema poiché ha più fiducia negli antichi che non nelle moderne tecnologie. :-D

Ho cercato nella lista ben-essere (dove danno consigli sulla base di esperienze dirette e dati verificabili) se questa fosse una soluzione valida o meno: intanto l’argento che puo dare vari benefici è quello ‘colloidale‘, ma non è quello che interessa a noi…
Per il resto è sufficiente filtrare l’acqua od ozonizzarla.

Nella stessa lista è stato notato che l’acqua di rubinetto, a meno di essere in zone particolarmente ’sfortunate’, è perfettamente bevibile.

Un “segreto” per cuocere la pasta

Sunday, April 22nd, 2007

Stavo cercando su internet tutt’altro quando mi sono imbattuto in un interessante messaggio di Pietro.

Ve lo riporto qui per intero:

Molti anni fa, per motivi di lavoro, sono stato a pranzo da un noto industriale che operava nel campo della pasta alimentare.
Ebbene, in quella occasione ho imparato una cosa apparentemente cretina: l’industriale, che provava ogni giorno il campione della sua pasta, mi ha fatto vedere come la cuoceva.
In poche parole, quando l’acqua bolliva, buttava la pasta e SPEGNEVA IL FUOCO, coprendo con un panno la pentola con coperchio.
Dopo 2 minuti oltre il tempo di cottura previsto per il tipo di pasta (a metà cottura mescolava) e alla fine scolava una pasta cotta al punto giusto, perfettamente al dente!!!
Mi disse: “Pensa alle migliaia di metri cubi di gas sprecati per niente…”
Uso regolarmente questo metodo.

Cavolo, grazie! Lo sperimento subito!
Questo sì che è un semplicissimo accorgimento da diffondere per limitare gli sprechi.

Mash-up da giardino

Tuesday, April 17th, 2007

Ieri mi è capitato sotto mano un vecchio ‘Il Venerdì‘ (n. 976), un articoletto racconta della sempre più diffusa usanza di mescolare nei giardini piante ed erbe “da orto”.

Ciò ha vantaggi sia estetici che pratici, ad esempio il fogliame degli spinaci ostacolerebbe la crescita delle erbe infestanti (ma alla Mamma sembra di ricordare che suo padre le erbacce le dovesse estirpare lo stesso dagli spinaci…), se fosse inverno lo spinacio darebbe comunque una copertura verde del suolo e lo proteggerebbe dal freddo, infine gli spinaci trattengono l’azoto nel terreno, evitando che si impoverisca tra una stagione e l’altra.

La zucca, essendo “invadente”, può essere usata per coprire terreni incolti e prendere lo spazio alle infestanti.

In inverno (…vabbé, segnatevelo sul calendario, o sul cellulare!) è cosa buona e giusta tagliare le piante da cucina (menta, cerfoglio…) un paio di cm sopra il terreno, ve le ritroverete belle pimpanti in primavera!
Si ricorda, infine, di proteggere il prezzemolo dal freddo… (lo so che la prossima stagione è l’estate… ve l’ho già detto che è un articolo vecchio) e di raccogliere le foglie del rosmarino vecchio, brutto, secco e spoglio… per bruciarle (dare fuoco alle cose piace quasi a tutti… curioso, vero?): l’aria ne risulterà purificata e profumata.

Insomma, se avete un giardino, fateci un mash-up. Sarete cool, lo potrete raccontare all’happy-hour mentre assaggiate del finger-food sorseggiando un wine-cocktail. Come minimo esclameranno uno stupefatto… ’sticazzi wow!